Tra l' VIII° e il VII° secolo a.C. si può datare il primitivo insediamento, grazie anche al rinvenimento di tombe chiuse in lastroni d'ardesia al cui interno monili e oggetti in ferro, oro e bronzo erano il corredo funerario che accompagnava nell’al di là il defunto e che oggi sono conservati presso il museo archeologico della città.
Sotto il dominio romano venne considerata un'importante centro costiero del territorio tigullino e alcuni documenti dell'epoca la indicano con il toponimo Tigullia, come, in altri testi, viene solo ricordata quale contrada della parrocchia di campagna di Lavagna. Nel 641 fu conquistata da Rotari, re longobardo ed in un documento del 980 la troviamo come Clavaro, sostantivo da cui derivò, molto probabilmente, l’odierno nome.
Il suo sviluppo urbano si incentivò in modo importante sotto il dominio della Repubblica di Genova e nel 1243 diventando un comune libero, sotto l’egida genovese, divenne sede del vicariato della Riviera orientale e partecipò alle alterne vicende storiche che la videro terra di conquista da parte di signori che si contrapponevano a Genova.
Il commercio marittimo genovese ed il suo artigianato la videro vivo centro rivierasco dove anche la conformazione urbana subì dei cambiamenti legati alle attività lavorative che in essa si svolgevano, restando inalterata fino al tardo Cinquecento in cui il nuovo stile trovò una mirabile applicazione nelle due vie principali: “Ravaschieri” e “Stefano Rivarola”. Sopravvissuta alla terribile peste di metà Seicento nel secolo successivo conobbe un’ ulteriore sistemazione urbanistica.
Subì l’invasione austriaca e napoleonica e con il Congresso di Vienna, stabilito lo scioglimento della repubblica ligure e la successiva annessione al Regno di Sardegna, Chiavari fu eletta capoluogo di provincia dal 1817 al 1859, l'anno successivo il titolo fu soppresso a seguito dell'istituzione della neo provincia di Genova che rientrò, dal 1860, nei confini del costituito Regno d'Italia. Il 3 dicembre 1892 Chiavari diventò Diocesi per volere di papa Leone XIII°.