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Val di Noto: Scicli
A 20 Km. da Ragusa, Scicli si offre ai vostri occhi con i suoi palazzi, le sue chiese barocche e la sua storia che attraverso i secoli e le varie epoche si è fissata eternamente nelle pietre, nelle strade e nei resti di opere architettoniche che testimoniano un “prima” dal quale non si può mai prescindere. "Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle..." così Elio Vittorini descrive Scicli nel suo romanzo "Conversazione in Sicilia".
 
In un’ampia vallata, circondata da rilievi con cave e grotte di origine carsica, come quelle dette di Chiafura, che si aprono simili a grandi occhi nella collina, Scicli sorge nel punto di incontro dei tre valloni: quello di S. Bartolomeo, quello di S. Maria La Nova e della fiumara di Modica, vantando un patrimonio archeologico di insediamenti rupresti veramente interessante.
 
Sul colle San Matteo doveva esserci il cuore primitivo della città ed oggi le rovine del castello dei “Tre Cantoni” e di una torre triangolare rimangono paladini silenti di una strenua difesa contro i nemici. Probabilmente il nome può trarre origine da Siclis, Siculi i primi abitatori della zona, giunti dall'Illiria e che verso l’anno 1000 a C. dal Lazio vennero in Sicilia. Passata sotto le varie dominazioni, dai romani agli aragonesi, non mutò mai la sua spiccata connotazione agricola tanto da essere economicamente più solida delle vicine Ragusa e Modica. Neppure Scicli si salvò dalla devastazione del terremoto del 1693 dal quale risorse nell’assetto urbanistico ed architettonico odierno, dove la grandiosità del suo tardo-barocco, la fa essere un gioiello in più fra i tanti già presenti sull’Isola.
 
Non scordate che durante il Risorgimento a Scicli, nel giugno del 1860, ebbe luogo il primo plebiscito siciliano con il quale il popolo proclamò l'annessione al Piemonte, mentre Garibaldi vittorioso era dittatore supremo dell'Isola.
Lo stemma municipale raffigura un felino nell’atto di salire tre colline che disegnano i tre promontori della città. Si vuole fare ricondurre l’origine dello stemma al mito di Ercole, di cui il felino è una simbologia e che la leggenda lo fa essere in questo luogo, essendo stati ritrovati, vicino al Castello dei Tre Cantoni, dei resti di bassorilievi riconducibili all’eroe delle mitiche fatiche.
 
Un libro consigliato: Scicli «La città delle due fiumare» di Attilio Trovato. Editore: Erre Produzioni, 2001.
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