“Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così”. Questa frase di Pericle potrebbe essere presa come slogan di presentazione ad Atene, la settima conurbazione più grande dell' Europa e la quinta capitale più popolosa.
Atene la polis, culla di una antica civiltà e la cementopoli odierna, sono le facce di una stessa medaglia, gli ingredienti di un mix di cui il viaggiatore si deve nutrire per gustare poi la magica armonia che la città sa offrire.
Cresciuta disordinatamente dalla fine della guerra con la Turchia, nel 1923, ha inglobato il Pireo e tutti i quartieri residenziali sia sul mare che in collina; il gran numero di gente proveniente da gran parte dell’Asia Minore ha fatto sì che i suoi edifici neoclassici della seconda metà del XIX sec. venissero completamente stravolti a discapito di un rinascimento edilizio che, invece, è stato conosciuto dalle altri capitali europee.
Ma il fatto che Atene richiami scenari storici ed artistici di un indiscusso spessore e contemporaneamente sia caos, inquinamento e disordine urbanistico, non deve indulgere ad etichettarla perché lei non ve lo permette. Atene la storica ed Atene la megalopoli è espressione di una grande nazione e dell’anima dei suoi abitanti, come Pericle aveva così saggiamente stigmatizzato.
È tutto e il contrario di tutto; è in Europa ma è la meno europea, è stata bizantina, ottomana, crociata e balcanica per la sua posizione ma mai di tutto questo in modo definitivo ed assoluto, è stata ed è espressione dell’Ellade, di una magia di contrasti che si fanno armonia nelle sue vestigia, nei nomi antichi dei suoi abitanti, nelle tradizioni dei suoi riti religiosi, nei sapori della sua cucina, nella melodia dei suoi canti. È, come diceva Erodoto, la “città a forma di ruota” in cui tutto trova un perché senza soluzione di continuità. Perentoriamente: “Qui ad Atene noi facciamo così”.