La Villa Romana del Casale, i cui resti si trovano nei pressi di Piazza Armerina in Sicilia, recentemente dichiarata Patrimonio Mondiale dall’Unesco, fu costruita tra la fine del sec. III e l'inizio del sec. IV d.C., nell'ambito di un sistema di latifondi appartenenti a potenti famiglie romane, che vi si recavano a caccia o in vacanza. Si pensa che la villa sia appartenuta ad una personalità altolocata della gerarchia dell'Impero Romano (un Console) o addirittura all'Imperatore M. Valerio Massimiano, detto Herculeos Victor. Abitata anche in età araba, la villa, parzialmente distrutta dai normanni, intorno al 1161, venne ricoperta quasi totalmente da acqua e terra alluvionale proveniente dal monte Mangone, che la sovrasta. Le prime campagne di scavo a livello scientifico, promosse dal Comune di Piazza Armerina, furono eseguite nell'anno 1881.
Gli scavi furono ripresi nel 1935 fino al 1939, ed infine, con l'intervento della Regione Siciliana negli anni 50, fu portato completamente alla luce l'intero complesso, grazie all'opera dell'archeologo, di fama internazionale, Gino Vinicio Gentili. La morfologia del terreno ha determinato la planimetria molto articolata della villa: tra i resti si possono individuare quattro nuclei separati, posti sul pendio collinare e in leggera ascensione, ciascuno disposto secondo un proprio asse direzionale, ma strettamente connessi tra loro: un corpo centrale - residenziale, organizzato intorno ad una corte a peristilio quadrangolare, dotata di giardino con vasca mistilinea al centro, su cui si affaccia la basilica; una zona di rappresentanza con il peristilio ellittico (Xistus), circondato a sua volta da un altro gruppo di vani, ed il triclinio; il complesso termale dal movimentato impianto planimetrico. Il cortile-porticato d'ingresso, a pianta irregolare, funge da cerniera tra queste tre parti.
Nonostante le apparenti asimmetrie planimetriche, la villa sarebbe il frutto di un progetto organico ed unitario che, partendo dai modelli correnti nell'edilizia privata del tempo, vi introdusse una serie di varianti in grado di conferire originalità e straordinaria monumentalità all'intero complesso. L'unità della costruzione è testimoniata anche dalla funzionalità dei percorsi interni e della suddivisione tra parti pubbliche e private. Il rifornimento idrico era assicurato da due acquedotti collegati ad un terzo alimentato dal fiume Gela che scorre a pochi metri di distanza. La particolarità che al contempo rende unica nel suo genere questa villa di età tardo - romana è data dal fatto che il pavimento di molte sale è rivestito da magnifici mosaici figurati in tessere colorate, (la tecnica del mosaico consiste nella creazione di immagini per mezzo di tessere musive, cioè di piccole scaglie di marmo policromo o di vetro variamente colorato, della misura di circa un centimetro quadrato), che sono di una ricchezza e di una varietà tale che non ci sono paragoni nel mondo e che ne fanno una gemma inestimabile nella storia dell'arte. Le differenze stilistiche fra i mosaici dei diversi nuclei sono molto evidenti. Infatti, il rivestimento dei pavimenti fu realizzato da diversi gruppi di maestranze nord africane che mediavano eredità alessandrine e tendenze siriache e forse anche romane, come testimoniano alcuni motivi di derivazione sicuramente urbana.
I mosaici pavimentali, caratterizzati da una grandissima varietà di soggetti, assolvono sia ad una funzione decorativa sia a quella di suggerire all’ospite quale fosse l’uso delle diverse sale. Scene mitologiche, di vita quotidiana, eventi particolari, quali una caccia grossa, i giochi circensi, le feste in onore degli dei o la raccolta dell'uva si susseguono e si alternano a decorazioni geometriche, a medaglioni, a stelle, greche in un arcobaleno di colori con un incredibile senso del movimento e dell'azione che rende vivide e reali tutte le raffigurazioni. Per far apprezzare meglio le rappresentazioni, queste sono state orientate in modo che il lato frontale sia rivolto verso l'ingresso di ogni stanza: il visitatore, entrando, poteva quindi vedere il lato diritto della raffigurazione.
Proviamo adesso ad immaginare un ideale percorso di scoperta della villa. Dal cortile – porticato d’ingresso si accede alla palestra, in cui è visibile una decorazione musiva raffigurante una scena di gara con quadrighe, parte finale della festa in onore di Cerere, dea del frumento il cui culto era particolarmente sentito nella vicina Enna, ambientata nel Circo Massimo di Roma. Da qui si accede al complesso termale costituito dal frigidarium, destinato ai bagni in acqua fredda, che presenta una decorazione musiva d'ambientazione marina: amorini, pescatori attorniati da tritoni, ninfe marine e delfini; dal tedidarium, un piccolo ambiente usato probabilmente per le frizioni con un mosaico raffigurante degli schiavi pronti ad ungere e massaggiare il corpo dei bagnanti; dal tepidarium, decorato con un mosaico raffigurante i giochi dello stadio, scarsamente conservato.
All'interno del corpo residenziale troviamo gli appartamenti privati con decorazioni geometriche, di scene teatrali, erotiche o di pesca e caccia. Da segnalare, la decorazione della cosiddetta "piccola caccia" che descrive una scena di caccia disposta su diversi registri: in alto una scena di caccia alla volpe, in quello di mezzo il sacrificio alla dea della caccia e altre scene di caccia al cinghiale e alla lepre, in quello inferiore scene di caccia al cervo e al cinghiale. Al centro della sala è raffigurata la scena del riposo dei cacciatori che, seduti in una radura su una tovaglia a righe all'ombra di un drappo, dopo aver legato agli alberi i cavalli, attendono di consumare un volatile che arrostisce sulla brace. Anello di congiunzione tra la parte centrale e la parte in cui sorge la basilica è l'ambulacro "della grande caccia", un enorme corridoio rettangolare lungo 60 metri, considerato l'ambiente più suggestivo e monumentale della villa.
La decorazione musiva è interamente dedicata alla caccia grossa: pantere, leoni, antilopi, cinghiali, struzzi, dromedari, elefanti, ippopotami, rinoceronti vengono catturati e messi in gabbia per poi essere caricati sulle navi destinate a Roma, ove verranno utilizzati per gli spettacoli circensi. Ciò che rende straordinaria questa composizione è la varietà delle scene, il realismo con cui vengono descritte le lotte tra belve e tra animali ed uomini, il forte senso dell'azione e del movimento, la ricchezza e l'attenzione nel raffigurare i particolari. Limitrofi alla basilica vi sono altri appartamenti privati, il cui pavimento è decorato con la scena omerica di Ulisse che inganna Polifemo. A sud della basilica si trova un grande complesso che si affaccia anch’esso nel salone della grande caccia mediante un portico semicircolare colonnato e nel cui pavimento è rappresentata una scena di amorini pescatori. Il portico immette in un grande ambiente rettangolare absidato nel cui pavimento è raffigurato riccamente il mito di Arione. Il poeta è raffigurato al centro della sala, cavalcante un delfino, mentre incanta con la sua cetra gli astanti tra divinità marine e pesci.
Ancora a sud un ambiente presenta nel suo pavimento una gara di circo effettuata da bambini e animali domestici e, in un'altra sala, gare musicali e canore di bambini. Dagli appartamenti a sud della basilica si scende, attraverso una scaletta, verso un altro gruppo di tre ambienti di servizio. Il primo presenta pavimenti musivi a disegno geometrico, mentre nel secondo vi è la raffigurazione delle cosiddette "ragazze in bikini". Su due registri sono raffigurate fanciulle in succinto costume formato da brevi mutandine e da fasce strette al petto che si esibiscono in evoluzioni ginniche o riceventi il premio per la gara. A sud di questo complesso di ambienti si trova la zona di rappresentanza della villa: la decorazione dei pavimenti palesa una grandiosità stilistica senza pari. Nella parte centrale del triclinio sono raffigurati episodi delle fatiche di Ercole,le cavalle di Diomede, il morente leone Nemeo, Diomede che precipita da cavallo, e un' episodio della spedizione degli Argonauti. L'esedra settentrionale presenta l'apoteosi di Ercole in cui l'eroe, nudo, barbato, avvolto in una pelle di leopardo è attorniato di episodi epici; il ritratto di Ercole manifesta un grande vigore plastico nella modellazione del corpo e nei suoi tratti chiaroscurali. Nell'esedra meridionale è descritto il mito dionisiaco di Ambrosia e del suo persecutore Licurgo. L'eroe è raffigurato nudo e possente mentre solleva l'ascia bipenne contro la menade invano minacciato col tirso da un'altra terrorizzata menade alle sue spalle.
Neppure il sacro leopardo e né l'avvento di Pan, di Sileno e di Dioniso stesso riescono a salvare Ambrosia che muta in provvidenziale metamorfosi: le sue gambe cominciano a trasformarsi in pianta di vite che avviluppa coi tralci Licurgo. Tutta la scena evidenzia compiutezza compositiva e notevole senso narrativo. Da aggiungere, infine, l'altra non meno importante decorazione ad affresco che si estendeva sulle pareti della villa. Rimangono alcune tracce in varie stanze del complesso e pure in alcuni tratti delle mura perimetrali esterne. Un qualche timido lavoro di recupero è stato tentato, ma probabilmente bisognerà cedere alla rassegnazione di una irreparabile perdita.