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Cappella Sistina: una Meraviglia dell’Arte Pittorica ed un Patrimonio della Cultura Italiana.
Sua Santità Giovanni Paolo II stigmatizzò in una sua omelia la grande importanza della Sistina nella vita della Chiesa: "La Cappella Sistina è il luogo che, per ogni Papa, racchiude il ricordo di un giorno particolare della sua vita [...]. Qui, ancor oggi, si tiene il Conclave per l'elezione del Pontefice. Quando ci sei dentro vieni stordito da tanta profusione di decori, superato il primo momento di impatto visivo e riorganizzati tutti i tuoi sensi, puoi passarci ore ad ammirare i particolari, ciascuno dei quali potrebbe essere un dipinto a sé, curati fino all’inverosimile e il cui restauro ne ha messo ancor di più in risalto la bellezza.
 
La Cappella Sistina, nata dalla la ristrutturazione dell’antica Cappella Magna, prende il nome da Papa Sisto IV della Rovere che, tra il 1477 ed il 1480, fu il promotore di quel rifacimento. Gli affreschi della Cappella Sistina e le parti marmoree hanno subito un completo restauro tra il 1979 e il 1999. I primi affreschi parietali, eseguiti tra il 1481 ed il 1482 da un’équipe di grandi maestri quali il Perugino, il Botticelli, il Ghirlandaio, il Rosselli, assistiti dalle rispettive botteghe e da alcuni stretti collaboratori tra i quali Luca Signorelli è uno dei nomi più noti, sono andati perduti per i successivi rimaneggiamenti ordinati dai pontefici nel corso del secolo successivo. Anche la transenna, la cantoria e lo stemma papale sulla porta d’ingresso furono realizzati sul finire del Quattrocento. Il 15 agosto 1483 il Papa consacrò la cappella dedicandola all’Assunta.
 
La volta
Il nipote di Sisto IV, Giulio II della Rovere, salito al soglio pontificio dal 1503 al 1513, stabilì che le decorazioni pittoriche dovevano essere cambiate e nel 1508 ne diede l’incarico a Michelangelo Buonarroti che dipinse: la volta con nove storie centrali raffiguranti episodi della Genesi, ai lati figure ignude che sostenevano medaglioni con scene tratte dal Libro dei Re. La decisione di Giulio II di rifare completamente la decorazione della volta fu dovuta ai gravi problemi di natura statica sofferti dalla Cappella, a seguito degli scavi eseguiti sia a nord che a sud dell’edificio per la costruzione della Torre Borgia e del nuovo San Pietro e che si presentarono non appena il Papa fu eletto. Alla base della struttura architettonica dipinse Profeti e Sibille seduti su troni a cui fanno contrapposizione gli antenati di Cristo, raffigurati nelle vele e nelle lunette (parete nord, sud e parete di ingresso). Infine nei quattro pennacchi angolari, il Buonarroti rappresentò alcuni episodi della salvezza del popolo d’Israele. Il lavoro fu portato a termine entro il 31 ottobre del 1512 se il Papa celebrò la messa di inaugurazione 1° novembre.
 
Parete nord
Il primo riquadro che raffigurava la Natività del Cristo del Perugino andò perduto per fare posto al Giudizio Universale. Nel secondo riquadro ammiriamo i Fatti della Vita di Cristo: Battesimo, Tentazioni di Cristo e la Purificazione del lebbroso.
Nel terzo in primo piano vediamo la Vocazione dei primi apostoli Pietro e Andrea e sullo sfondo la Chiamata di Giovanni e Giacomo. Nel quarto è dipinto il Discorso della montagna e la guarigione del lebbroso. Nel quinto si ammira la Consegna delle Chiavi ossia la trasmissione dei poteri da Cristo a Pietro, suo vicario, oltre ai due episodi del Pagamento del tributo e sullo sfondo la Tentata lapidazione di Cristo.Conclude la serie su questa parete l'Ultima Cena dove, al di là delle finestre sono raffigurati tre episodi della Passione: Orazione nell'orto, Cattura di Gesù e Crocifissione. La Resurrezione di Cristo sulla parete d'ingresso conclude il ciclo. A ciascun riquadro delle storie corrisponde nella fascia inferiore un finto tendaggio dipinto con le imprese di Sisto IV. La serie dei Pontefici si snodava lungo tutte le pareti della Cappella a partire da quella dell'altare, in cui al centro figuravano Cristo e il primo papa Pietro, oltre a Lino e Cleto. Le quattro figure andarono perse quando Michelangelo, dipinse su questa parete il Giudizio Universale. Nelle lunette e nelle vele soprastanti Michelangelo ha rappresentato gli Antenati di Cristo, anticipatori della sua venuta e quindi della Redenzione.
 
Parete sud
Il ciclo dell'Antico Testamento parte dal Viaggio di Mosè in Egitto, per proseguire nel secondo riquadro con alcuni Fatti della vita di Mosè ed il terzo affresco illustra il Passaggio del Mar Rosso cui fa seguito la Consegna delle Tavole della Legge con la Salita di Mosè sul Monte Sinai, l'Adorazione del vitello d'oro, la Punizione degli ebrei idolatri e il Ritorno del Profeta con le nuove Tavole della Legge. Un episodio non molto conosciuto è illustrato nel riquadro successivo, cioè la Punizione di Core, Datan e Abiram, sacerdoti ebrei che non riconobbero a Mosè ed Aronne l'autorità civile e religiosa sul popolo d’Israele e che per questo furono inghiottiti, insieme ai loro congiunti, dalla terra e consumati da un fuoco invisibile. L'ultimo affresco mostra il Testamento e morte di Mosè dopo essere giunto in vista della Terra Promessa. Il ciclo si conclude sulla parete d'ingresso con la Contesa sul corpo di Mosè. Come sulla parete nord sono raffigurati in alto alcuni pontefici, nelle lunette gli Antenati di Cristo e nel registro inferiore i finti tendaggi con le imprese di Sisto IV.
 
Parete d’ingresso
Su questa parete sono affrescati i due ultimi episodi della vita di Mosè e di Cristo: La Resurrezione di Cristo e la Disputa sul corpo di Mosè. I due affreschi, dipinti originariamente dal Ghirlandaio e dal Signorelli, furono distrutti dal crollo dell'architrave della porta (1522) e sostituiti, durante il pontificato di Gregorio XIII (pontefice dal 1572 al 1585) dalle opere del medesimo soggetto eseguite da Hendrik van den Broeck e Matteo da Lecce. Come sulle pareti nord e sud sono raffigurati in alto alcuni pontefici, nelle lunette gli Antenati di Cristo e nel registro inferiore i finti tendaggi.
 
 Il Giudizio Universale
Un ulteriore incarico affidato a Michelangelo da parte di Clemente VII de' Medici, pontefice dal 1523 al 1534, alla fine del 1533 ebbe come ultimo decoro lo splendido
Giudizio Universale sulla parete d’altare, iniziato nel 1536 e terminato nel 1541. Quando Michelangelo realizzò il grandioso affresco del Giudizio Universale sulla parete dell’altare, mai avrebbe immaginato che i posteri l’avrebbero immensamente criticato, osannato, passato alla lente minuziosa di storici dell’arte più o meno accreditati e che milioni e milioni di visitatori sarebbero rimasti coinvolti emotivamente da una pittura che va oltre la tecnica artistica e va dritta all’anima. E’ senz’altro un certo movimento rotatorio che prende l’occhio dell’osservatore dalla figura centrale del Cristo a tutte le figure che lo circondano in attesa di quel verdetto finale. Solo le lunette superiori non rispondono a questa ideale linea circolare, con le loro raffigurazioni degli angeli che portano i simboli della Passione. La figura della Vergine e quelle dei Santi, gli angeli dell’Apocalisse che risvegliano i morti, a sinistra i risorti che salgono al cielo e a destra i dannati che sono ricacciati nell’inferno e per finire un Caronte, di dantesca memoria, che conduce i dannati davanti a Minosse, giudice infernale, tutti sono sospesi in un attimo di eternità per sapere se il premio o la condanna senza appello li renderà felici o disperatamente perduti nei secoli dei secoli. Si gridò allo scandalo di quei corpi nudi in un luogo così sacro, tanto che nel 1564 a Daniele da Volterra si dette l’incarico di coprire con “brache” le “vergogne”.
Le numerose figure che affollano l’affresco evidenziano un certo caos che colpisce ed angoscia come ai tempi dell’artista i contrasti religiosi tra cattolici e protestanti suscitavano un uguale sentimento tradotto da Michelangelo in quell’attesa tormentata dell’ultimo verdetto. La figura seduta su di una nuvola e con il volto rivolto verso Dio, è l'autoritratto di Michelangelo, quasi certamente, il quale ha in mano la sua pelle, allegoria del peccato del quale ora è privato.
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