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Le Rovine di Solunto
Le rovine dell’antica Solunto sorgono lungo il pendio del monte Catalfano, a pochi chilometri dalla città di Bagheria. Nonostante i secoli, l’antica Solus, città del sole, continua a destare lo stupore e a stimolare l’interesse di migliaia di viaggiatori. Secondo le più remote testimonianze pervenuteci, fu fondata nel VIII/VII sec. a.C. dai Fenici ed eretta su questo promontorio roccioso dal quale sovrastava Palermo, affinché potesse sempre godere dell’azione vivificatrice del sole, da cui prese il nome. La più antica notizia su Solunto ci è trasmessa da Tucidide (VI, 2, 6), secondo il quale il luogo sarebbe stato occupato dai Fenici (insieme a Mozia e Palermo) al momento della prima colonizzazione greca. Con l’avvento della civiltà romana, la città perse prestigio e importanza, diverse popolazioni si spostarono verso la pianura e cominciò il lento declino che la condusse, attorno al II sec. d.C., al completo spopolamento. Sappiamo da Cicerone che essa faceva parte delle "civitates decumanae" (Verrine, II 3, 103). La pianta della città segue i dettami classici, stabiliti da Ippodamo da Mileto e si sviluppa ortogonalmente intorno ad un decumano maggiore, con cardini perpendicolari che formano insule intersecate da stretti passaggi per lo scolo delle acque. Il terreno fortemente scosceso ha reso necessario il terrazzamento e uno sviluppo in altezza di molte abitazioni. Anche se oggi il piano superiore non esiste più, si possono ancora vedere le scale d'accesso. Per accedere agli scavi si passa attraverso l'Antiquarium, qui sono esposte due arette-thymiateria (incensieri), alcune ceramiche fenice e romane, una serie di capitelli e statuette ellenistiche e monete di Solunto. Delle antiche vestigia della città sono oggi visibili le strutture di diversi edifici pubblici e di svariate abitazioni private.
Via dell'Agorà
E' il decumano maggiore, attraversa la città da sud-ovest a nord-est, fino all’ agorà. Lungo tale asse sorgevano le più importanti abitazioni, ma anche le botteghe e le officine degli artigiani
Ginnasio
E' il nome comunemente dato ad una casa patrizia dotata di atrio a peristilio di cui restano ancora tre colonne in stile dorico e la trabeazione costituita da un architrave, il fregio a metope e triglifi e la cornice. Nella casa si notano ancora resti di ricchi pavimenti a mosaico, e di pitture di IV stile, appartenenti ad un restauro della seconda metà del I secolo d.C.
Odeon
Era un piccolo teatro per spettacoli musicali. di cui si distinguono bene l'orchestra ed alcuni gradoni della cavea.
Casa di Leda
Questa dimora è una grande casa patrizia scavata nel 1963 così chiamata per un affresco parietale raffigurante Leda ed il cigno. La dimora si sviluppa intorno ad un peristilio (resta ancora un moncone di colonna d'angolo: delle altre si vedono gli alloggiamenti) che presenta un impluvium direttamente collegato con una cisterna ovale antistante e posta su un livello inferiore. Gli ambienti sono riccamente decorati con mosaici e pitture. In un'ampia sala che s’affaccia ad ovest del peristilio (forse il triclinio) sono conservate pitture di IV stile, del tardo I secolo d.C., che sostituiscono quelle originarie, di I stile, delle quali restano tracce. Nella parete settentrionale, sopra uno zoccolo a larghe zone dipinte ad imitazione del marmo, sono quattro ampi pannelli separati da steli vegetali, su uno dei quali si distingue la rappresentazione dei Dioscuri, mentre sul successivo è dipinta la madre dei divini gemelli, Leda (col cigno). Sulla parete di fondo (quella occidentale) sono tre pannelli: in quello centrale si distinguono le tracce di una figura maschile nuda e seduta, mentre su quelli laterali sono figure maschili alate con fiaccole (probabili Imenesi, geni del matrimonio).
La zona pubblica
La via dell'Agorà conduce alla zona pubblica della città. Sulla sinistra, le si affianca un piazzale allungato probabilmente chiuso da un grande portico a "paraskénia". Nelle vicinanze sorgevano il teatro ed il bouleuterion. Il teatro, nella sua forma definitiva, aveva un diametro di circa 45 m e ventuno ordini di gradini. Si tratta di un piccolo edificio, adeguato alle ridotte dimensioni della città, che poteva contenere circa milleduecento spettatori. L'orchestra presenta due pavimenti sovrapposti, relativi a due fasi successive: la prima probabilmente del IV secolo a.C., la seconda d'età ellenistica. La scena, anch’essa rifatta più di una volta, è simile a quella dei teatri di Segesta e Iaitas. Il bouleuterion (il senato locale), collocato immediatamente a sud del teatro, è una costruzione rettangolare, che include una piccola cavea circolare a cinque ordini di posti, suddivisi in tre settori. Il loro numero, circa cento, corrisponde bene a quello di un ridotto senato locale. All'estremità settentrionale dell'area pubblica, sono visibili i resti di una ricca abitazione con peristilio ad otto colonne (tre per lato), circondato da ampi ambienti e da un cubicolo. Gli ambienti conservano pavimenti in mosaico bianco con disegni in tessere nere. I muri conservano resti di pitture di II stile, appartenenti ad una seconda fase della decorazione (circa 70 a.C.).
Santuario
Il complesso identificato con il nome di santuario si compone di due edifici distinti: il primo, più ad est, comprende tre ambienti non comunicanti, aperti sulla strada. Quello di sinistra è caratterizzato da un altare con tre betili, tipico del culto fenicio-punico. Tutto il complesso presenta numerosi rifacimenti fino ad età imperiale. L'edificio retrostante (lungo m 20,50, largo 16) comprende nove ambienti, distribuiti su tre livelli. Si trattava certamente di un santuario di grande importanza, come dimostrano le dimensioni e la prossimità alla zona pubblica della città. È particolarmente interessante che l'edificio di culto abbia conservato le sue forme orientali, in una città così profondamente ellenizzata.
Parte del patrimonio archeologico di Solunto è tuttora conservato nel Museo Archeologico regionale di Palermo, dove è possibile vedere, tra l'altro, la statua fenicio-punica di "donna seduta in trono" e i due sarcofagi in pietra del VI-V sec. a. C. di derivazione egizia.
 
 
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